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mercoledì 16 giugno 2010

L'augurio più bello

Un uomo molto anziano, incontrando le persone, le salutava dicendo: "Buongiorno, Pace, Salute e Buono sentimento".

Questo era il suo saluto anche se a volte nessuno lo capiva.
Finché un giorno un ragazzino gli chiese quale fosse il senso di questo saluto.
Lui, sorpreso dalla curiosità del ragazzino, rispose:

"Pace, Salute e buon sentimento sono le cose più importanti per vivere bene.

La pace ti dà serenità;

La salute ti dà forza e vigore fisico per andare avanti;

 il Buon sentimento è quello che non ti fa perdere i sensi e ti fa riconoscere il bene dal male.

Ognuna di queste cose ha bisogno l'una dell'altra,

perché non può esserci Pace senza Salute, né Salute senza Pace

 ma soprattutto né Pace e né salute senza Buono sentimento".

Il ragazzino, soddisfatto, capì che quello era l'augurio più bello che le persone potevano farsi.

Lo stesso augurio faccio io a ciascuno di voi, miei cari!

domenica 30 maggio 2010

L'asino e il contadino

Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo.
L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore,
mentre il proprietario pensava al da farsi.
Finalmente il contadino concluse che l'asino
 era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo.
Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per
tirare fuori l'animale dal pozzo.

Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino.
Ognuno di loro prese un badile e cominciò
 a buttare palate di terra dentro al pozzo.

L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente.
Poi, con gran sorpresa di tutti,
dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto.

Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide.
Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso,
 l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa,
facendola cadere e salendoci sopra.

In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura del pozzo,

oltrepassare il bordo e uscirne trottando.

Morale:

La vita ci butterà addosso molta terra, ogni tipo di terra.
Principalmente se saremo dentro un pozzo.
Il segreto per uscire dal pozzo consiste
semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra.

Ricordiamo le cinque regole per essere felice:

1- Libera il tuo cuore dall'odio

2- Libera la tua mente dalle preoccupazioni.

3- Semplifica la tua vita.

4- Da'di più e aspettati meno.

5- Ama di più e... accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.

Auguro a tutti una dolce serata.

lunedì 17 maggio 2010

Le ali di un fiore

Una farfalla volava instancabile tra i fiori,

 quando d'un tratto un pianto sommesso la fece sobbalzare,

 e impaurita si spezzò le ali andando a urtare contro un alberello.

 «Ah, che mai sarà di me adesso! Non volerò più... morirò di tristezza!».

E mentre così si lamentava, si ricordò del pianto appena udito e chiese:

«Chi piangeva prima di me?».

 «Io, stelo nudo senza fiore; una folata di vento mi ha ridotto cosi.

 E a che serve uno stelo senza fiore?».

La farfalla si trascinò stancamente fino a lui.

 «Non sei il solo a soffrire; con le mie ali spezzate,

 non volerò mai più libera nell'aria».

Lo stelo tacque e sembrò riflettere...

Alla fine disse: «Insieme, possiamo aiutarci.

 Posati su di me, così tu porgerai le ali al vento

ed io avrò di nuovo un fiore».

 La farfalla si illuminò tutta di un sorriso.

 I passeri accorsero ad aiutarli e unirono per sempre la farfalla al verde stelo.

 Da allora ci sono farfalle che volano ed altre che,

 trasformate in fiori, si lasciano cullare sugli steli.

di Don Ezio del Favero

 

Morale della favola.

Nessuno è perfetto; abbiamo tutti bisogno di trovare

 negli altri quegli aspetti che migliorano,

rendono più completi, fanno felici, mettendo in comune le nostre qualità.

domenica 15 marzo 2009

L'ingenuo



Un ingenuo s’era impegnato con un tale a dimostrare che l’oracolo di Delfi mentiva.

Nel giorno stabilito, prese in mano un passerotto e, copertolo col mantello, andò al tempio, si fermò in faccia all’oracolo, e gli chiese se quel che teneva tra le mani respirava o no.

Se gli fosse stato risposto di no, egli intendeva mostrare il passero vivo: se invece gli fosse stato detto che respirava, l’avrebbe strozzato prima di tirarlo fuori.

Ma il dio, comprendendo il suo malizioso proposito, rispose: “Smettila, uomo, perché sta in te far sì che ciò che hai in mano vivo oppure morto”.

Esopo

martedì 10 marzo 2009

Il nibbio che voleva nitrire



Il nibbio, durante il primo periodo della sua esistenza, aveva posseduto una voce, certo non bella, ma comunque acuta e decisa. Egli, però, era sempre stato nutrito da una incontenibile invidia di tutto e di tutti. Sapeva di essere imparentato con l'aquila, ma questo, invece di costituire un vanto, non faceva altro che alimentare la sua gelosia: capiva di essere inferiore e si rodeva dalla rabbia per questo. Invidiava gli uccelli variopinti come il pappagallo e il pavone, lodati e vezzeggiati da tutti. Inoltre, si mostrava sprezzante nei riguardi dell'usignolo, dicendo tra sé: "Sì, ha una bella vocetta ma é troppo delicata e romantica! Roba da donnicciole! Se devo cercare di migliorare la mia voce certamente non prenderò come esempio questo stupido uccello. Io voglio una voce forte, che si imponga sulle altre!"

Era un bel giorno di primavera. Il nibbio se ne stava tranquillamente appollaiato sopra un ramo di faggio, riparato dalle fresche fronde della pianta. Inaspettato, giunse un cavallo accaldato che, cercando un po' di refrigerio, andò a riposarsi all'ombra dell'albero. Sdraiandosi con l'intenzione di fare un sonnellino, l'equino, inavvertitamente si punse con un cardo spinoso e, dal dolore, lanciò un lungo e acutissimo nitrito.

"Oh, che meraviglia!" Esclamò il nibbio con entusiasmo. Questa é la voce che andrebbe bene per me: acuta, imponente e inconfondibile!"

Il nibbio cominciò da quel mattino, ad esercitarsi nell'imitazione di quel verso meraviglioso. Provò e riprovò scorticandosi la gola, ma inutilmente. Quando, dopo molti tentativi senza successo, si rassegnò a tornare alla sua voce originale, ebbe una brutta sorpresa: gli era sparita a furia di sforzarla. cosi dovette accontentarsi di emettere un suono insignificante e rauco per tutta la vita

Esopo